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15/09 : CHIUSURA A NOTO PER IL 2° FESTIVAL INTERNAZIONALE DEL VAL DI NOTO – MAGIE BAROCCHE

Si chiude nello splendido teatro di Noto il sipario del 2° Festival Internazionale del Val di Noto – Magie Barocche. Lo spettacolo conclusivo, al quale assisteranno il Sindaco di Noto, Corrado Valvo e l’on. Nicola Bono oltre naturalmente al direttore artistico Antonio Marcellino, in linea con gli ultimi appuntamenti di questa stagione, sarà tutto al femminile, in questo caso con il coro e l’orchestra della Camerata Polifonica Siciliana, e con la Compagnia Città Teatro Danza guidata dalla coreografa Silvana Lo Giudice. Entrambe le formazioni sono già note al pubblico di Magie Barocche, la compagnia di danza, ad esempio, è stata protagonista di uno dei primi appuntamenti del Festival lo scorso anno, nel Castello di Donnafugata a Ragusa, con lo spettacolo dall’eloquente titolo “Danzare il Barocco”. L’intimo connubio musica-danza, inscindibile “ab ovo” e dai risultati sublimi già nella tragedia greca per esempio, è stato messo in rilievo dalla Lo Giudice già nel 2003, in occasione della rassegna “Il Barocco sotto le stelle”, in cui ha coreografato il terzo Concerto Brandeburghese di Bach, quello stesso che incoronerà degnamente la conclusione dello spettacolo finale di quest’anno. Il coro e l’orchestra femminile opera anche separatamente dal resto della Camerata ed è formato da quattro soprani ed altrettanti contralti, accompagnate dalla sezione strumentale degli archi piú clavicembalo. La prima parte dello spettacolo sarà costituita da uno dei capolavori della musica sacra di tutti i tempi, lo Stabat Mater di Giovanni Battista Pergolesi, opera straordinaria di un autore morto di tisi a 26 anni, punto di riferimento per le generazioni successive e indimenticabile faro per i compositori che dopo di lui hanno rivestito di note il meraviglioso testo di Jacopone da Todi. Le strofe della sequenza latina vengono affidate con sapienza e ferrato senso del mestiere alternativamente alle voci soliste del soprano, del contralto e di entrambi i registri, sostenute dagli archi che ne amplificano il fortissimo e sincero sentimento religioso. Altro irrinunciabile esempio di vocalità barocca è rappresentato dalle due brevi ma intense arie vivaldiane, Sposa, son disprezzata e Agitata infido flatu in cui la voce umana raggiunge altissime vette espressive, al limite delle sue possibilità e, come sempre succede in Vivaldi, il serrato dialogo con gli strumenti unitamente all’interazione, all’imitazione e al contrasto che ne scaturiscono, crea la mirabile sensazione di un concerto, forma anch’essa in cui il veneziano eccelleva, il cui fine è di rivelare e far “cantare” gli “affetti” umani in un palcoscenico che è poi secondo la poetica barocca il teatro, sacro e profano, della vita.


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